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Scattando in nuove dimensioni: le foto 4D.

Quanti scatti da buttare via perché l’auto-focusing della mia cara vecchia Nikon D40 aveva deciso che il filo d’erba in primo piano era più interessante del fringuello che spiccava il volo poco più in là… E quanti altri scartati perché, cercando di evitare certi scherzetti, mi sono affidata alle mie (ahimè) miopi pupille, e con la messa a fuoco manuale ho scattato belle immagini che ricordano un quadro dei macchiaiuoli…

Ma perché non si può fare dopo, con calma?!

Ebbene, da un annetto si può. Con la Lytro. E’ una fotocamera che permette di mettere a fuoco i diversi piani di profondità, e selezionarli in fase di visualizzazione a posteriori.

Come ci riesce? Con il 4D! Si tratta di “light-field-technology”.

Ok, facciamo i nerd per 5 minuti.

Il light-field, o campo di luce, è il modo in cui i fisici ottici descrivono tutte le informazioni relative ad un onda luminosa in un colpo solo. Per cui un sensore di campo di luce, oltre alle informazioni sull’intensità e il colore (quelle cui sono sensibili gli usuali sensori CCD delle macchine fotografiche digitali tradizionali), registra anche le componenti direzionali della luce, detto “3D light sampling”. Con un po’ di software in più, si possono fare davvero un sacco di cose in post-processing. Qualche esempio? La “synthetic aperture photography”, con cui si può giocare con la messa a fuoco attraverso i vari piani di profondità dell’immagine, o il “refocusing” dell’immagine digitale che può avvenire accuratamente DOPO averla scattata.

Solo per fotografi non tradizionalisti.

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