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I meccanismi misteriosi del J-Pop: l’incredibile fenomeno Kyary Pamyu Pamyu

Kiriko Takemura  ha 20 anni, pesa 40 Kg, è alta poco più di 1 metro e 50, ed è una delle star J-pop del momento.

è riuscita ad conquistare milioni di fan in Giappone, Europa (soprattutto in Belgio e in Finlandia) e Stati Uniti, snocciolando singoli uno dopo l’altro. Come mai? Potremo noi Italiani riuscire mai a capire un fenomeno del genere? Se lo osserviamo con più attenzione probabilmente si riesce ad intuire qualcosa.

Kyary non è soltanto kawaii, ma anche un pò nerd e lascia più spazio all’ironia rispetto alle pop-star sue coetanee. E soprattutto ha un team alle spalle senza pari: i suoi video sono decisamente TROPPO per i nostri pigri occhi occidentali, ma sono estremamente curati nei minimi dettagli, così come i costumi e le pettinature, le musiche sono serrate e i cambi di generi incredibili (è impossibile non sgranare gli occhi davanti al leggiadro passaggio dal pop alla dubstep ), per non parlare dei continui riferimenti geek, al fantasy e alla cultura giapponese classica.

Il suo nome assurdo è stato coniato dai suoi compagni di liceo perché Kiriko amava indossare a scuola una parrucca bionda che, assieme ai suoi occhi grandi, ricordava sembianze occidentali (chi di noi non ha mai indossato una parrucca bionda al liceo??). Da qui il nome Carrie, che passando attraverso la distorsione tipica della lingua nipponica è diventato Kyary (Pamyu Pamyu lo aggiunge in seguito per dare un tocco “tenerello” al nome).

Kyary inizia la sua carriera nel frastuono di suoni e colori di Harajuku, la mecca delle nuove tendenze di Tokyo.  Al liceo fa la modella per il giornale del quartiere, a riesce subito ad attirare l’attenzione con il suo comportamento e linguaggio bizzarro e il suo look stravagante. Nel 2011 debutta con il singolo Moshi Moshi Harajuku già sotto la casa discografica Warner Music Japan (???), e da lì non si è più fermata.

é appena uscito il suo settimo singolo (niente album, solo singoli!) Mottai Night Land a ricalcare l’ espressione tipica giapponese Mottainai che significa “non si butta via niente”.

Sì, perché  in Giappone niente si spreca, ma tutto si trasforma, a volte in modi talmente inaspettati da lasciare senza parole…

 

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