Armando De Vincentiis: la psicologia dietro la Sindone

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Armando De Vincentiis: laureato in psicologia, specializzato in psicoterapia, già docente nel corso di laurea in scienza dell’educazione dell’Università Pontificia di Roma e socio emerito del CICAP: il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.  De Vincentiis è un divulgatore scientifico, debunker e curatore della collana “Scientia et Causa” alla quale collabora lo stesso Piero Angela. Il nuovo interessante lavoro di De Vincentiis per “Scientia et Causa” affronterà il tema della sacra Sindone di Torino sempre vista con gli occhi della scienza. De Vincentiis è anche un esperto di paranormale religioso e fenomenologia mistico-religiosa e si è occupato dello studio sulle stimmate di Padre Pio e di Natuzza Evolo la mistica di Paravati.

Il volto sindonico è davvero una proiezione…
ma di un profondo desiderio di trascendenzaArmando De Vincentiis

La Sacra Sindone, custodita a Torino e venerata come reliquia di Cristo è stata datata già nel 1988 con il carbonio 14 dai laboratori di Oxford. Tucson e i risultati concordano tutti nella datazione collocandola tra il 1260 e il 1390. I buchi dei chiodi sono posizionati come nei dipinti del 1300, già nel 1389 il vescovo Pierre D’Arcis parla di: “raffigurazione artificiale” sostenendo che il suo predecessore Enrico di Poitiers aveva individuato anche l’autore ed ottenuto una confessione dallo stesso. Perché tutte queste prove, per chi crede, non bastano per fare della Sindone un falso ?

Come ho avuto modo di ribadire in diverse occasioni il credente è continuamente a caccia di prove, e queste prove sono assolutamente necessarie per dare un valore tangibile alla sua fede. Si dice, spesso, che la fede non ha bisogno di prove ma è una sorta di dono grazie al quale si ha la certezza dell’esistenza di qualcosa senza verifica; questo è vero solo a livello concettuale ma non per la nostra percezione delle cose.

Sentiamo la necessità di aggrapparci a qualcosa di oggettivo per legittimare una nostra credenza e così quando siamo davanti a qualcosa che possa darci una idea del genere, come i miracoli o il telo sindonico, siamo disposti anche a modificare l’interpretazione della realtà per sostenerla. Questo si chiama autoinganno. Il telo torinese è l’espressione di uno dei più forti autoinganni della nostra mente. Ecco perché tutte le prove che ne dimostrano la non genuinità vengono continuamente confutate con ogni argomentazione, molte delle quali rasentano, addirittura, l’irrazionale, perché irrazionale è la voglia di credere che quella sia l’immagine di Gesù o sarebbe più corretto dire, la pretesa che lo sia.

Gli stessi scienziati che ne confermano l’autenticità sono governati da questo bisogno, oserei dire, guidati dalla voglia di vedere in quell’impronta l’immagine di quella dimensione sovrannaturale che è presente prima di tutto nella loro psiche. Non ho alcun dubbio che molti siano in buona fede ma è proprio a quest’ultima, ossia alla fede, che lasciano le conclusioni in barba a dati oggettivi assolutamente schiaccianti che confermano che non può trattarsi dell’impronta di un volto umano.

La Sindone si può considerare un bisogno di tangibilità dell’esistenza di Cristo ?

La Sindone è l’espressione di un bisogno tangibile dell’esistenza di Cristo, saremmo ingenui se la pensassimo diversamente. E’ ciò è dimostrato da quanto detto sopra e dal fatto che ci si affanna a cercare qualsiasi prova anche al di là della ragione per sostenerne l’autenticità. Per questo chi la studia ci trova addirittura improbabili impronte di monetine circolanti all’epoca di Cristo, così come improbabili pollini dell’epoca e addirittura tracce del nome Gesù nazareno.

A tal proposito mi viene da citare i famosi studi di Bruner degli anni ’50 sull’influenza dei bisogni sulla percezione. Con essi si dimostrò come bisogni, motivazioni e credenze potessero influenzare la percezione facendo vedere in immagini ambigue cose che in realtà non c’erano. La Sindone si è presentata, nel tempo, come una sorta di laboratorio sulla percezione in cui, accanto al volto, è stato visto di tutto. Proprio come in un test psicologico-motivazionale su di essa si proiettano i bisogni, i desideri e le pretese di chi ha deciso di vedere nel telo l’oggetto della propria venerazione.

Armando De Vincentiis
Chi crede che la sindone sia il vero lenzuolo di lino nel quale è stato avvolto Cristo, crede solitamente anche nei miracoli ?

Non necessariamente. C’è chi effettua anche ipotesi su come “naturalmente” un corpo possa aver lasciato l’impronta, ma la maggior parte di chi sostiene l’autenticità ha di sicuro una certa tendenza nel cadere nella trappola miracolistica. Infatti, anche tra alcuni ricercatori, circola l’ipotesi che l’impronta possa essersi formata grazie ad una sorta di potente irradiazione. E cosa vorrebbe significare questa irradiazione? La resurrezione, il non plus ultra dei miracoli!

Ed anche qui che la fede personale fa sentire la sua influenza poiché si pretenderebbe, addirittura, di avere una prova scientifica della resurrezione, come se ne avessimo già un esempio esistente con il quale fare un confronto. I livelli di irrazionalità che suscita la Sindone sono tali che essa diventa importante non come reperto storico ma come banco di prova delle capacità di elaborazione delle informazioni, e di come esse possano essere influenzate e distorte da bisogni profondi legati ad una visione sovrannaturale della vita.

Come ho avuto modo di descrivere in un mio saggio anche uno scienziato può essere spinto da bisogni irrazionali e vivere, contemporaneamente, in due dimensioni parallele. Da un lato può essere un ricercatore impeccabile dedito al metodo scientifico ma dall’altro, mentre si occupa di aspetti che raggiungono il confine con il sovrannaturale, lascia emergere quella parte interiore non razionale che ne fa sentire l’influenza anche sul proprio lavoro. In questo modo anche un uomo di scienza, che sa fare il suo lavoro e conosce il metodo, davanti al telo sindonico non ha alcun problema nel parlare di resurrezione, mistero o miracolo. Così è nata la sindonologia. Questa si presenta come una specie di scienza orientata a dimostrarne l’autenticità, dal mio punto di vista, invece, trattasi di un gruppo di adorazione con pretese scientifiche.

La ricerca di reliquie sacre che hanno ossessionato molti cristiani come ad esempio quella del santo Graal, sono per lo più legate alla storia ed alla mitologia medievale, perché ?

Magari uno storico potrà meglio rispondere sul contesto storico dove esse circolavano, ma come psicologo posso affermare che, messo da parte l’aspetto economico delle reliquie, queste ultime hanno sempre fatto leva sui bisogni di cui abbiamo parlato. La reliquia è un oggetto su cui si proiettano desideri e certezze. Essa rappresenta una sorta di ponte tra la nostra realtà è quella sovrannaturale, chi la possiede ha la percezione di avere un contatto con il divino o meglio un canale privilegiato in grado di sostenere e rinforzare la propria fede.

Sindone - Dipinto
Chi crede nell’originalità della Sindone si trova davanti il volto umano che dio ha dato a se stesso, questo cosa comporta da un punto di vista psicologico nel credente ?

Sembra un paradosso, poiché è ormai dimostrato da tempo che l’impronta non è quella di un volto umano bensì di un bassorilievo ed è proprio grazie a questo che l’immagine appare antropomorfa, in virtù della mancanza di deformazioni geometriche che una testa umana avrebbe lasciato . Ed è l’aspetto umano impresso dal bassorilievo sul telo che permette al credente di rispecchiare la sua dimensione sovrannaturale, in essa si proietta il suo bisogno del divino con la suggestione di trovarsi vis a vis con Cristo. Credendo che sia l’impronta di Gesù che, nella tradizione cattolica, è anche quella di Dio, appare ovvio che da un punto di vista psicologico la suggestione è quella di trovarsi al cospetto di Dio!

L’immagine sindonica è potente proprio grazie alle sue implicazioni psicologiche. Perché altrimenti, milioni di persone, verrebbero a visitarla da tutto il mondo? La suggestione è la stessa dei luoghi sacri in cui ci si reca, proprio, per entrare in un mondo diverso dal solito, in pratica si va a visitare il proprio Dio. Per questo, emotivamente, è davvero difficile accettare che ciò che si venera sul telo è solo l’impronta di una scultura. La mente del credente gli impone di vedere la sua divinità. Se fosse stata l’impronta reale di un volto non avremmo una immagine antropomorfa ma distorta e la Sindone non avrebbe mai avuto lo stesso effetto suggestivo.

Se la chiesa confermasse che la sindone è un falso quali sarebbero le probabili reazioni dei fedeli ?

Chi ci crede, probabilmente, continuerebbe a farlo. In quante occasioni autorità ecclesiastiche si sono espresse in modo negativo sul fenomeno di Medjugorje? Eppure non è cambiato praticamente nulla! Perché? Perché il bisogno di cui abbiamo già parlato è molto più potente di una dichiarazione istituzionale!

Cercare del palpabile, del concreto nella religione è sintomo di una fede religiosa immatura o vacillante ?

Alcuni psicologi fanno una netta distinzione tra fede religiosa matura e immatura. Quella matura è considerata come una sorta di ricerca interiore, distaccata da immagini e prove. Una ricerca di una morale personale in cui una dottrina religiosa ne offre solo le basi. la fede immatura, invece, è legata all’oggetto, all’immagine e al miracolo. Essa è caratterizzata dal timore di una punizione divina. Con essa si crede perché si ha il timore di perdere quei privilegi che la dottrina offre (paradiso, resurrezione ecc.) Quindi lascio rispondere al lettore. Aggiungo solo che avere qualcosa di tangibile come una impronta può di sicuro aiutare una fede vacillante.

Ringraziamo Armando De Vincentiis per averci concesso questa intervista e per averci regalato un pochino della sua cultura.

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