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Quattro farabutti con la passione della fotografia, nient'altro degno di nota.

If only for a second è un fantastico ed emozionante progetto del fotografo Vincent Dixon e la Mimi Foundation, una fondazione che si occupa di donare supporto morale alle persone malate di cancro.

I pazienti sono stati invitati in un salone di bellezza dove son stati truccati e pettinati in modo bizzarro e simpatico a loro insaputa.

Una volta terminata la seduta son stati messi di fronte ad uno specchio in cui dietro era nascosta una fotocamera ed una videocamera.
Quando questi hanno aperto gli occhi, alla vista della loro stravagante metamorfosi, per un momento, anche solo per un secondo (If only for a second), hanno dimenticato tutto. Hanno dimenticato la malattia, hanno dimenticato il dolore, si sono divertiti e basta!

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Vincent ha immortalato tutte queste reazioni ed ha realizzato un libro che è acquistabile presso il sito della Mimi Foundation.

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A.B.

 

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Cosa c’è dietro uno scatto? Cosa c’è dietro questo bellissimo collage di 9 fotografie in cui viene ripreso questo simpatico signore?

Era il 1975, un grande fotografo di nome Giorgio Lotti andò a casa di Eugenio Montale, autore di Ossi di seppia e di altre straordinarie opere letterarie, per ritrarlo durante la sua quotidianità domestica.
Stavano per iniziare lo shooting (come dicono gli anglofoni) quando ad un certo punto il telefono squillò ed il signor Montale si spostò in un altra stanza per rispondere.
Giorgio si mise in disparte per lasciar libero lo scrittore, pur tenendo sotto controllo tutta la situazione.
In quel momento, notò che il letterato assunse un’espressione strana, ovviamente non conosceva l’argomento della telefonata però la sua esperienza ed il suo colpo d’occhio gli suggerirono di montare nella sua fotocamera un obiettivo dalla focale più lunga per poter riprendere da lontano la scena.
Montale era molto agitato allora Giorgio cominciò a scattare, vide pure una lacrima che solcò il viso dello scrittore.
Una volta conclusa la telefonata gli chiese preoccupato cosa fosse successo e lo scrittore rispose, ancora visibilmente turbato e commosso, che gli avevano appena comunicato che aveva vinto il premio Nobel per la letteratura.

Giorgio aveva una sequenza di 9 fotografie di quella telefonata, un ritratto intimo ed intenso dello scrittore.
Fissò per sempre su pellicola un momento irripetibile.

La rinomata professionalità di Giorgio Lotti, unita alla sua gentilezza e sensibilità verso i soggetti ritratti, gli permisero di trovarsi nel posto giusto al momento giusto e di regalarci questa splendida opera d’arte, perché di questo si tratta.

A.B.

Montale Eugenio

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La storia di Vivian Maier è una bella storia amara, ma partiamo dalla fine.
Nel 2007 un’ anziana donna che nella vita svolse il lavoro di nanny o tata, dovette vendere tutte le sue proprietà ad un fondo d’asta a causa di gravissimi problemi economici.
Nel 2009 un certo John Maloof, un agente immobiliare di Chicago, acquistò con pochi dollari, qualche scatola di vecchi negativi e diverse fotografie. Dopo aver rovistato tra le stampe riuscì a scovare il nome della persona che scattò quelle fotografie, si chiamava Vivian Maier.

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Si mise alla ricerca di informazioni su questa donna e l’unica cosa che trovò fu un necrologio di qualche giorno prima.
Nessuna notizia su di lei, se non il fatto che appunto fosse la classica Mary Poppins e che girava spesso con la sua fotocamera (la Rolleiflex, la Leica, e la Zeiss Contarex), sia durante il lavoro che durante le sue ordinarie passeggiate per la città.

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Ebbene, era quello che oggi chiamano fotoamatore  (i professionisti ci tengono parecchio a questa distinzione). Una persona che amava fotografare per passione pura, senza il problema di dover piacere e di dover trovare acquirenti, di certo non alla ricerca dei “like”.
Infatti le sue foto non le fece mai vedere a nessuno.

December 2, 1954, New York, NY 
John cominciò a digitalizzare le foto e le pubblicò su diversi blog e siti di street photography, per condividere con il mondo quegli scatti. 

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Il successo fu immediato, la critica e molti galleristi dissero che era stata scoperta un’artista sopraffina, di altissimo livello e che non aveva nulla da invidiare ai fotografi di strada ben più blasonati.

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Nelle sue opere è evidente la ricerca del suo mondo circostante: abiti, accessori, visi, sguardi, bambini, animali, sono raccontati in un modo semplice ed allo stesso tempo molto delicato.

John Maloof ancora oggi continua nella sua ricerca e nella catalogazione del materiale che ci ha lasciato Vivian, organizza mostre in tutto il mondo e ha collaborato alla realizzazione di un documentario.


Che dire, mica male per un fotoamatore che scatta nei ritagli di tempo.

A.B.

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1954, New York, NY

October 31, 1954. New York, NY

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Selfie la parola del 2014.
Stanchi delle solite foto con la bocca a culo di gallina?
O ancor più esasperati da autoscatti in mutande di peppapig e canotta davanti allo specchio?
Allora fate come il vostro nuovo idolo, usate la GoPro, non per immortalare le vostre discutibili avventure sportive ma sperate che l’aereo da turismo che vi sta portando nei luoghi della vostra ennesima vacanza a sfondo sessuale cada e sparatevi la foto Selfie dell’anno sperando di diventare più fighi di Dott Shepard dopo un’operazione a cuore aperto eseguita con un pezzo di bambù affilato!

D.D.

Ve la ricordate la Polaroid? Si, la scatoletta di plastica che sputava la foto subito dopo lo scatto, quella che veniva regalata dallo zio alla prima comunione tra gli anni 80 e 90.

Maurizio Galimberti non l’ha mai scordata e anzi, ne ha fatto un mezzo per creare vere e proprie opere d’arte che vengono esposte nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo.
La sua tecnica più nota è, in pratica, un mosaico di polaroid dove il soggetto è scomposto e ricomposto creando un effetto dinamico e tridimensionale. I più attenti troveranno l’influenza di Boccioni e Duchamp.
Una delle sue opere più famose è sicuramente il ritratto di Johnny Deep, copertina del  “Times Magazine” del 2003, ma ha immortalato anche Lady Gaga, Robert De Niro, Helen Mirren, Mario Monicelli ed altri personaggi noti e non noti.
In un periodo come il nostro, in cui si parla quasi ed esclusivamente di prestazioni della fotocamera, di megapixel e di altri noiosissimi tecnicismi, un uomo con la cara e vecchia polaroid, con le lenti in plastica ci riporta tutti con i piedi per terra e ci fa capire che la creatività e non viene dallo strumento che si usa.

A.B.

Settemio Monicelli Depp

Gente Glabra

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